martedì 10 agosto 2010

Proviamo a tornare normali

L’era berlusconiana sembra volgere al termine. La crisi innescata dai finiani ha dato il “la” all’inizio dell’agonia. Quanto durerà non è dato sapere. Ciò che è invece evidente è il grande stato di confusione che regna sotto il cielo della politica e della società italiane. Non è facile in queste condizioni fare profezie sul futuro nè su quello prossimo nè su quello a più lungo termine. È preferibile in queste condizioni “profetizzare” sul passato per trarre divinazioni sui significati profondi che sottostanno alla paurosa crisi politica che ci sta di fronte. Una parte consistente della politica e dell’elettorato del nostro paese hanno lasciato che questo nuovo regime si insediasse in modo strisciante ma inesorabile rimanendo sordi alle decine di segnali allarmanti che erano di una lampante chiarezza e ai moniti lanciati con crescente passione dai pochi lucidi e coraggiosi. Tutto ciò a soli quarant’anni dalla nefasta avventura fascista. Quali sono le ragioni che danno forza e legittimità a un regime fondato sullo strapotere di un solo uomo, rozzo, incolto e vuoto? Immaturità o peggio, ignoranza democratica, stupidità, opportunismo, servilismo, culto sconcio del proprio tornaconto personale a dispetto dell’interesse generale, miopia, vigliaccheria, conformismo. Una cosa a me pare certa: se non si darà mano ad un serio programma di educazione democratica dell’elettorato, buona parte del quale ritiene che democrazia significhi al massimo andare a votare ogni tanto dopo essersi rimbecilliti per anni davanti alla televisione, passata la nottata, la malattia del populismo, dopo un periodo di latenza riemergerà con rinnovata virulenza e ci ritroveremo con un nuovo ducetto. I politici più scafati possono comportarsi come lo struzzo, i cittadini non se lo possono permettere se vogliono vivere in un paese normale. Moni Ovadia 07/08/2010

venerdì 16 luglio 2010

Vendetta ?

Dopo Mirafiori, Melfi. La Fiat ha deciso di usare la mano pesante e dopo aver licenziato un impiegato a Torino per aver diffuso un volantino con la e-mail interna, ha replicato licenziando altri tre dipendenti, questa volta alla Sata di Melfi. Sia l' impiegato piemontese che due dei tre operai "sanzionati" in Basilicata, sono rappresentanti sindacali della Fiom-Cgil, la sigla che si è opposta e si oppone all' accordo sullo stabilimento di Pomigliano in cui legge una riduzione di tutele e diritti dei lavoratori. L' intesa è stata bocciata dal 36% dei dipendenti: i metalmeccanici Cgil parlano di "rappresaglia ed intimidazione" arrivata dopo il "ricatto" dell' accordo. Chi pensava che dopo il risultato favorevole della consultazione si potesse aprire alla Fiat una stagione di confronto e collaborazione ( Cisl e Uil) dovrà ricredersi. Se qualcuno si era illuso di superare il conflitto capitale- lavoro lasci stare. Forse Marchionne ha bisogno delle punizioni per esercitare ed affermare il suo potere? E' così, con questi sistemi, che la Fiat vuole realizzare " Fabbrica Italia" ?

venerdì 9 luglio 2010

Contro la legge bavaglio


Disintegrazione dello Stato di diritto e dello stato sociale: è un disegno strategico. Sarebbe un errore sganciare la battaglia contro la legge bavaglio da quella degli operai di Pomigliano. Diritti, economia, giustizia, lavoro: sta tutto insieme, nell' affondo neoautoritario di questo governo, portato avanti non con l'olio di ricino ma con leggi e accordi che "decostituzionalizzano" il Paese. Dividere questi fronti sarebbe un errore clamoroso. Da un lato si procede verso la verticalizzazione del potere in poche mani, con l'ipotesi dell' elezione diretta del capo dello Stato, in stile peronista e il ridimensionamento dei contrappesi costituzionali. Dall' altro la legge bavaglio in pieno stile piduista attacca i due pilastri del sistema democratico, la magistratura indipendente e i mezzi di comunicazione liberi. Accanto a questo c'è la privatizzazione dei servizi pubblici, a partire dalla scuola, con cui si mira ad annichilire le coscienze. Ora il governo va all' affondo sullo stato sociale di diritto, con l' ipotesi di modificare l' articolo 1 e il 41 della Costituzione e con l' affondo sull' articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Da ultimo con la vicenda di Pomigliano, che vuole comprimere il diritto di sciopero, si mira a ridisegnare i rapporti tra capitale e lavoro. Lo stesso autoritarismo che il governo impone con le leggi, si insinua anche nei rapporti sociali.


Luigi De Magistris Left settimanale 02-07-2010