mercoledì 2 giugno 2010

Verso la catastrofe



Era inevitabile che accadesse. L’insensato atto di pirateria militare israeliano contro il convoglio navale umanitario con la sua tragica messe di morti e di feriti non è un fatale incidente, è figlio di una cecità psicopatologica, della illogica assenza di iniziativa politica di un governo reazionario che sa solo peggiorare con accanimento l’iniquo devastante status quo. Di cosa parliamo? Dell’asfissia economica di Gaza e della ultraquarantennale occupazione militare delle terre palestinesi, segnata da una colonizzazione perversa ed espansiva che mira a sottrarre spazi esistenziali ad un popolo intero.Dopo la stagione di Oslo, il sacrificio della vita di Rabin, non c’è più stata da parte israeliana nessuna vera volontà di raggiungere una pace duratura basata sul riconoscimento del diritti del popolo palestinese sulla base della soluzione due popoli due stati. Le varie Camp David, Wye Plantation, Road Map sono state caratterizzate da velleitarismo, tattiche dilatorie e propaganda allo scopo di fare fallire ogni accordo autentico. Anche il ritiro da Gaza non è stato un passo verso la pace ma un piano ben riuscito per spezzare il fronte politico palestinese e rendere inattuabili trattative efficaci. Abu Mazen l’interlocutore credibile che i governanti israeliani stessi dicevano di attendere con speranza è stato umiliato con tutti i mezzi, la sua autorità completamente delegittimata. L’Autorità Nazionale Palestinese è stata la foglia di fico dietro alla quale sottoporre i palestinesi reali e soprattutto donne, vecchi e bambini ad una interminabile vessazione nella prigione a cielo aperto della Cisgiordania e nella gabbia di Gaza resa tale da un atto di belligeranza che si chiama assedio. Ma soprattutto l’attuale classe politica israeliana brilla per assenza di qualsiasi progettualità che non sia la propria autoperpetuazione. È riuscita nell’intento di annullare l’idea stessa di opposizione grazie anche ad utili idioti come l’ambiziosissimo “laburista” Ehud Barak che per una poltrona siede fianco a fianco del razzista Avigdor Lieberman. Questi politici tengono sotto ricatto la comunità internazionale contrabbandando la menzogna grottesca che ciò che è fatto contro la popolazione civile palestinese garantisca la sicurezza agli Israeliani e a loro volta sono tenuti sotto ricatto dal nazionalismo religioso di stampo fascista delle frange più fanatiche del movimento dei coloni, una vera bomba ad orologeria per il futuro dello stato di Israele. La maggioranza dell’opinione pubblica sembra narcotizzata al punto da non vedere più i vicini palestinesi come esseri umani, ma come fastidioso problema, nella speranza che prima o poi si risolva da solo con una “autosparizione” provocata da una vita miserrima e senza sbocco. Le voci coraggiose dei giusti non trovano ascolto e anche i più ragionevoli appelli interni ed esterni come quello di Jcall, vengono bollati dai falchi dentro e fuori i confini con l’infame epiteto di antisemiti o antiisraeliani. Se questo stato di cose si prolunga ancora il suo esito non può essere che una catastrofe.


Moni Ovadia l' Unità 01/06/2010














giovedì 27 maggio 2010

La truffa della moderazione


Il grande poeta e drammaturgo di Augusta Bertolt Brecht è stato anche uno dei più lungimiranti pensatori del secolo scorso. Alcuni suoi brevi scritti raccolti sotto il titolo «Le storie del signor Keuner» illuminano acutamente anche la temperie del nostro tempo. Quello che segue sembra scritto per il nostro Paese oggi.«Quando il presidente del Reich si era macchiato per la terza volta di violazione della Costituzione, molti socialdemocratici, in gran segreto, si misero in guardia dal parlarne: “non sfiorate l’argomento – dissero timorosi – altrimenti non esisterà nessuna remora a violare la Costituzione. Se il popolo, o il Presidente del Reich venissero a sapere che la Costituzione è già stata violata, non ci sarebbe più alcun monito che tenga. Così invece noi possiamo ancora mettere in guardia dall’infrangere la Costituzione”. Ragionando in questo modo e col sudore in fronte ad ogni nuova violazione sostennero che non si trattava affatto di violazione. E, quando la Costituzione non esistette più, violazioni costituzionali non erano comunque ancora avvenute».Questa pavida e grottesca attitudine stigmatizzata ironicamente da Brecht ha portato il nostro Paese sull’orlo dell’abisso della legge che demolisce la libertà di stampa. Ma siamo arrivati a questa vergogna per la colpevole sedicente moderazione di troppi. Una colpevole pavidità travestita da ragionevolezza, una miopia grave chiamata bipartisanship ha lasciato che questo centrodestra caudillista demolisse i fondamenti della nostra democrazia a partire dalla legge Mammì a seguire con le leggi ad personam. Chi ha accettato vent’anni di schifo e oggi si scandalizza per quest’ultima porcata o è un minus habens, o mente spudoratamente barando con se stesso, ma soprattutto con i cittadini onesti.
MONI OVADIA L'Unità -22 maggio 2010

martedì 25 maggio 2010

UNIVERSITA' AGRARIA


IL 30 e 31 Maggio tutti noi cittadini saremo chiamati ad eleggere il nuovo presidente della U A . Il clima di questa campagna elettorale non è dei più entusiasmanti nonostante decine di candidati in cerca di preferenze tra amici e conoscenti. Tanti elettori "attivi" potrebbero far sembrare la competizione altamente rappresentativa e democratica mentre in realtà si evince dalla lettura delle liste che lo sforzo delle segreterie dei partiti è stato quello di trovare tanti "portatori d'acqua" al mulino dei due candidati presidente senza selezione alcuna. E sulla mancata selezione ed il "riempiticcio" delle liste si è vivacizzata la polemica politica quando ad un noto e bonariamente simpatico personaggio cittadino è cominciato ad arrivare un sostegno diffuso e trasversale che, con la maestria e fantasia dei propri "sponsor", sta mettendo in subbuglio ed in ansia parecchi candidati più quotati. Attorno alla sua candidatura si è scatenata una bagarre mediatica che non ha fatto altro che alimentare la curiosità dell' elettorato sminuendo ancor più la natura politica dell'elezione. I due candidati si sono sfidati sui loro programmi ma il nulla di fatto ha portato solo ad invettive e recriminazioni. In questo panorama desolante non possiamo poi prendercela con l'Antipolitica del "CIMICIONE"